Cinquant’anni dopo l’idea visionaria di Calogero Mannino, che non esitò a puntare sul rinomato architetto comunista Giuseppe Samonà per progettare quello che sarebbe diventato il grande Teatro Popolare, la Regione Siciliana immagina ora di inserirlo all’interno del programma di ristrutturazione e rifunzionalizzazione del patrimonio termale di Sciacca. Almeno è questo l’obiettivo dichiarato in un’intervista al Giornale di Sicilia da Silvio Cuffaro, Dirigente Generale del Dipartimento delle Finanze e del Credito dell’Assessorato regionale dell’Economia.

E se nel 1973 l’idea affidata al grande urbanista era stata quella di immaginare un teatro tutt’altro che modesto per offrire uno svago di alta qualità agli ospiti di quelli che all’epoca si pensava sarebbero stati gli 11 alberghi della Sitas, oggi le cose sono cambiate. Stiamo parlando di un impianto pieno di problemi, con costi gestionali talmente onerosi che il suo utilizzo è particolarmente complesso, sia per gli enti pubblici che per eventuali imprenditori privati.

Ma andiamo nel dettaglio: dopo gli ultimi vergognosi atti vandalici, il sindaco Termine è tornato a chiedere alla Regione (proprietaria dell’immobile) un nuovo affidamento del teatro in concessione al comune. Non prima, naturalmente, che la Regione intervenga per sistemare il sistemabile. Cuffaro ha risposto alla richiesta di Termine, preannunciando una nuova concessione al comune di Sciacca entro la fine dell’anno. Nel garantire l’impegno della Regione per ultimare gli interventi necessari, inclusa la previsione di risorse dedicate all’installazione di impianti di videosorveglianza, il dirigente regionale ha annunciato una strategia a lungo termine, attraverso l’inserimento della gestione del Teatro Samonà all’interno del più ampio progetto di rilancio e riapertura delle Terme di Sciacca, affidando all’operatore economico che si aggiudicherà il complesso termale tramite bando pubblico anche il Teatro Samonà. Che, dunque, andrà gestito di concerto con chi prenderà in carico il sistema termale. L’idea è sicuramente interessante, perché va nella direzione di un utilizzo a sistema ma attraverso un investimento possibile che solo un privato può fare. Potrebbe farlo anche attraverso quel project financing che è la strada che Renato Schifani ha deciso di battere sulle Terme, con il non certo indifferente passaggio del coinvolgimento dell’imprenditore privato anche attraverso la disponibilità di propri capitali. Bisognerà capire se il privato che sarà prescelto sarà interessato ad assumersi l’onere di gestire il teatro. Che, come detto, richiede costi di gestione a dir poco abnormi. Ma è anche vero che con una concessione di lunga durata, e la possibilità di un utilizzo polivalente (mostre e convegnistica oltre agli spettacoli) possa permettere di trasformare il Teatro in un impianto ad ampio respiro non certo a disposizione solo della popolazione saccense, ma di una più vasta area geografica del territorio. L’idea di puntare sui privati è la più giusta perché non esistono alternative possibili. La speranza è l’ultima cosa che i saccensi possono permettersi di perdere. Di certo c’è che i prossimi anni saranno decisivi per il futuro di questo territorio.

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