Un cambio di passo strutturale per trasformare il turismo da semplice attrattiva di stagione a vera e propria industria nazionale, capace di generare ricchezza diffusa sul territorio per 365 giorni all’anno: è questo il cuore della strategia di Massimo Caputi, a capo di Terme & Spa Italia, che, come è noto, ha presentato la manifestazione d’interesse selezionata dalla Regione Siciliana per puntare su ristrutturazione e riapertura del patrimonio termale di Sciacca.

Nei mesi scorsi, dopo avere esaurito il suo mandato a capo di Federterme (oggi il nuovo presidente è Renzo Iorio) Caputi è stato eletto presidente di Federturismo Confindustria. Imprenditore e manager in possesso di un know how invidiabile e specifico proprio sullo sviluppo del turismo termale (ne è testimonianza il successo di Terme di Saturnia), le sue dichiarazioni, pubblicate sul quotidiano economico IlSole 24Ore di sabato scorso, contribuiscono senz’altro ad aprire una riflessione di primaria importanza per il futuro del bacino idrotermale di Sciacca e per le sue Terme.

La ricetta di Caputi, evidentemente utile a sviluppare anche le Terme di Sciacca, si basa sulle parole destagionalizzazione, benessere e filiera integrata. Al Sole24Ore il manager sottolinea la necessità di superare la storica equazione “estate-spiaggia” per puntare su una visione di lungo periodo, con gli occhi puntati almeno al 2030. Visione fondata sulla destagionalizzazione – come detto – ma anche sulla costruzione di quelli che vengono definiti “i nuovi turismi”. Tra le direttrici chiave individuate dal presidente di Federturismo spiccano proprio i settori della cultura, del benessere, dello sport, della natura e della gastronomia.

«Dobbiamo considerare il turismo come un’industria da governare tutto l’anno», dice Caputi. Evidenziando come la sfida sia distribuire valore aggiunto ed esperienze di qualità su tutti i territori.

Per raggiungere questi traguardi, Federturismo ha proposto al governo e al ministero del Turismo un vero e proprio “Patto di fine legislatura”, accompagnato da un decreto di semplificazione “a costo zero” per sbloccare la competitività delle imprese e favorire i processi di aggregazione e investimento.

Insomma: l’operazione da 100 milioni di euro fatta dalla Regione Siciliana per recuperare le Terme di Sciacca ed Acireale, sembra essere il modello vincente nella visione di Caputi. E sono parole, le sue, che risuonano con particolare forza nel contesto saccense. Dove la valorizzazione del patrimonio termale rappresenta lo snodo cruciale per l’emancipazione dalla sola stagionalità balneare. “Il turismo del benessere e della salute – integrato con l’agroalimentare di eccellenza e il patrimonio storico-culturale della città – incarna perfettamente quel ‘nuovo contratto di filiera’ e quella ‘politica industriale’ invocati da Federturismo”.

In definitiva: la partita delle Terme di Sciacca richiede oggi strumenti finanziari innovativi, partnership pubblico-private solide e un quadro normativo agile: esattamente i cardini strategici richiamati da Massimo Caputi per attrarre investimenti qualificati e creare occupazione stabile e specializzata.

Se l’industria turistica italiana intende davvero compiere il salto di qualità citato da Federturismo per competere con i grandi player europei, la ripartenza di hub strategici della salute e del benessere come le Terme di Sciacca non può che essere una tassella fondamentale di questo disegno nazionale. Perché secondo Caputi “il turismo italiano ha bisogno di una vera politica industriale, capace di trasformare l’attrattività del Paese in ricchezza diffusa sui territori».

Un passaggio particolarmente significativo per il territorio di Sciacca riguarda proprio il settore termale. Caputi è infatti presidente di Terme & Spa Italia, gruppo che attraverso Terme di Saturnia ha partecipato al progetto di rilancio delle Terme di Sciacca, nell’ambito della procedura che punta ad assegnare la gestione del complesso. Il piano prevede un importante investimento per riportare lo storico stabilimento alla sua funzione termale, affiancandola a servizi wellness, ospitalità, congressi e altre attività.

È quindi anche alla luce di questa esperienza che assumono particolare interesse le parole di Caputi sulla necessità di considerare il turismo come una vera industria, capace di mettere insieme imprese, territori e investimenti e di creare occupazione qualificata.

Una visione che, nel caso di Sciacca, si intreccia direttamente con il progetto di rilancio del patrimonio termale cittadino. Visione, quella di Caputi, che è quella che evidentemente ha convinto la Regione Siciliana. Che con Schifani in persona si è impegnata a pubblicare il bando del project financing sulle Terme di Sciacca entro il prossimo anno.

Anche se com’è noto c’è il gruppo Massinelli che si sta opponendo alla sua esclusione iniziale, e questo malgrado la finanza di progetto gli permetta di partecipare al bando. L’unica cosa positiva è che sulle Terme di Sciacca improvvisamente c’è un interesse sostanzioso rispetto al passato. La politica cittadina ha fatto il suo dovere procedendo unitariamente. Anche perché se Sciacca perde questo treno, non ce ne saranno più. E il declino sarà devastante.

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